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Nightmare's Shadows

"Live and let die..."

.hack//G.U. - Pain

 

Final Fantasy VII Crisis Core -A Hero Comes Home

 

Stefano

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Sono uno straviziato e sono anche un po' pignolo...PURTROPPO!

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Storia del Blog

Questo Blog è nato diversi anni fa come semplice occupazione per il mio cervello nullafacente. E' stato aggiornato molto raramente nel corso del tempo, quindi spero non farete troppo caso alla distanza temporale che intercorre tra un intervento e l'altro. Inoltre non contiene informazioni interessanti, ma si limita a contenuti futili e spesso privi di spessore. Gli argomenti sono per di più legati alla mia vita privata e ad azioni più o meno quotidiane. Buona lettura e spero possiate non annoiarvi troppo...
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26 March

"La Danza del Trapasso"

“La Danza del Trapasso”

di Adam Crusoe

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E’ in una notte di plenilunio  che Liam si trovò a vagare per i boschi. Non importa come ci finì, ma cosa vi trovò. Vide uno spettacolo che non dimenticò più fino alla fine dei giorni. Una figura danzava tra i raggi della luna, accompagnata dal movimento degli alberi e delle felci. La sua canzone racchiudeva il significato del bosco. Il gufo taceva al suono di quella melodia, il ruscello riluceva più intensamente alla luce della luna. La ragazza era circondata da insolite farfalle rosse che stranamente si svegliavano di notte, colorando col loro intenso cremisi l’immagine bianca ed eterea della fanciulla. Il vestito bianco non si rovinava al contatto con i rami e la terra del bosco: sembrava in grado di catturare i candidi raggi lunari ed emanarli a sua volta. La giovane si accorse di Liam ma non interruppe la sua sacra danza: niente poteva distoglierla da quel rituale. Poi la luna venne coperta da una nuvola di passaggio; tutto si fece buio, mentre le stelle riprendevano posizione nel cielo scuro. Liam distolse lo sguardo per ammirare le costellazioni che mai così chiare gli erano apparse. Tornando a cercare la bianca figura si accorse della sua assenza. Una farfalla rossa si era posata sulla sua spalla. Dietro le ali del colore del sangue, due occhi neri e profondi scrutavano i suoi. Erano occhi tristi, carichi di solitudine. Quegli occhi rendevano la ragazza ancora più bella, piena di energie antiche che potevano essere considerate pure, perché derivanti dal nostro stesso essere. Una strana forza circondava la giovane e, quando questa toccò Liam, lo pervase dall’interno. Come sotto una strana magia non riuscì né a muoversi né a proferir parola. Era incantato mentre le farfalle lo sfioravano con le loro delicate ali cremisi. La ragazza riprese a cantare, ma questa volta cantò di lei e non del bosco. Pur non conoscendo le parole di quella lingua, Liam comprese l’essenza di quella ragazza maledetta per l’eternità da un grande dono. Pianse con lei. Le lacrime erano la sola parte del ragazzo in grado di denunciare il flusso del tempo. La luna calava verso l’orizzonte, e mentre si avvicinava l’alba la giovane si allontanava continuando a danzare circondata dalle farfalle. Quando il primo raggio di sole tocco il suolo boschivo attraverso l’intricata volta arborea la fanciulla scomparve portando con se la sua antica voce e le farfalle. Liam, disincantato, accolse la nuova giornata serenamente. Si sentiva stanco per le forti emozioni, ma la canzone della ragazza misteriosa aveva risvegliato in lui qualcosa. Raggiunto il paese più vicino, Liam raccontò l’accaduto e, come ovvio, la gente non gli credette, anzi nemmeno lo ascoltò, tranne un vecchio signore che beveva whisky al bancone di una locanda. Questo gli disse che la sua storia somigliava molto ad una leggenda che ormai in pochi conoscevano. Si diceva che in quei boschi una dama della morte danzava e cantava per le anime dei defunti nelle notti di plenilunio. Aveva infatti il dono di rendere il trapasso dello spirito più sereno con le sue melodie, e la natura stessa accompagnava il canto e la danza della fanciulla. Ella era poi circondata dalle farfalle infernali, guide delle anime verso nuovi mondi. Le loro ali rosse rifulgono al bagliore dei raggi lunari. Viene narrato che quella ragazza sia vittima di una maledizione. Sembra infatti che sia costretta a vita eterna senza poterla realmente vivere. Può conoscere la vita solo dagli occhi di coloro che la vita hanno già perduto. Quegli occhi tristi e soli rimarranno sempre scolpiti nel cuore del vecchio signore, come in quelli di Liam.

"La ragazza di passaggio"

"La Ragazza di Passaggio"

by Adam Crusoe

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La vita, il cuore, le persone. L’essere, il coraggio, la solitudine. Il bisogno di essere come si è, la voglia di vivere, il sapore dell’amicizia. La verità, la certezza dell’esistenza di un qualcosa dietro ciò che appare, i sogni per un futuro migliore. La speranza, il sorriso. Le lacrime, la libertà. L’amore. L’amore… È l’amore a dare importanza a tutte queste parti dell’esistenza umana. Questa è la storia di una ragazza, il cui nome è andato perduto nel corso del tempo. La sua marginale esistenza nel corso della storia non è importante, diversamente dalla vita vissuta da lei stessa e vista attraverso i suoi occhi. Come un lampo che appare splendido, potente e folgorante all’orizzonte per poi morire un attimo dopo nel cielo da cui è nato, così questa ragazza percorse un significativo passaggio in questo mondo, anche se estremamente breve. Ella amò profondamente tutto ciò con cui venne a contatto. Amò le mani che la sfiorarono, il vento che la accarezzò, l’acqua che la purificò e che la lavò; amò i suoni e i profumi che la accompagnarono; amò la fugace vita che la abbracciò. E come spesso accade quando si ama, ella stessa divenne oggetto di amore. Era amata segretamente da tutto e da tutti. Ma l’amore ha anche un risvolto: esso ti consuma nel profondo dell’anima. Fu proprio l’amore la causa della sua prematura morte. Un giorno infatti la ragazza si accorse di essere anch’ella amata. La cosa le fu a dir poco gradita e cominciò a notare come la brezza le scompigliasse delicatamente i capelli, come i liquidi bevuti scivolassero dolcemente lungo la sua gola, come il tepore di un abbraccio la riscaldasse. Ora la ragazza, troppo concentrata nell’assaporare la gioia della vita, perse di vista il vero significato dell’ultima. Noi facciamo infatti parte di un grande arazzo che deve portare piacere a chi vede l’arazzo nel totale. Come può un semplice filo apprezzare il lavoro di cui egli stesso è partecipe? Può ammirare i bei colori dei fili che si intrecciano a sé, ma non può perdere di vista che anche lui è un piccolo frammento di quella meraviglia che deve ammaliare nel suo insieme. Così la luna che mostra la sua bellezza nel plenilunio nasconde la perfezione delle costellazioni, così la giovane per assaggiare la vita, perse la stessa vita di cui era innamorata.

13 December

Lo Spirito del Natale...

clipart11Il giorno del Natale si avvicina e anche l'anno sta infine volgendo al termine. In questo periodo mi rendo conto delle tante cose che mi sono mancate in questi anni, o per causa mia, o per cause di forza maggiore. Ma è sempre in questo periodo che dopo pensieri forse un po' troppo deprimenti mi accorgo di quante cose ho invece avuto. Quante emozioni, quanti momenti felici e quante esperienze! Poi penso con anche un po' di orgoglio a quei giorni in cui il sole sembrava non volesse mai sorgere, e a come li ho superati. Penso alle conquiste di quest anno, che non si possono definire certo poche. Penso ai giorni passati leggendo libri sui prati saltando l'università, ai giorni trascorsi ridendo in compagnia, ai giorni in cui un pianto liberatorio era dovuto. E allora realizzo che tutto ciò è avvenuto solo grazie alla presenza delle persone che mi sono vicine. Chi in un modo, chi nell'altro, mi hanno permesso di affrontare quest anno al meglio. Una sequenza di ricordi mi percorre il cuore: mattinate a correre in parchi sterminati, pomeriggi di puro shopping, viaggi piacevoli, festini improvvisati, serate all'insegna del "e ora che facciamo?", pause sigaretta, caffè speciali, sperimentazione di nuovi sapori per nuovi vizi, ore passate a sfottersi a vicenda, serate passate in una macchina tra risate generali, cioccolate infinite, incontri per pettegoli di professione, nottate all'insegna della pazzia, giornate passate a casa degustando, pomeriggi trascorsi a fare i critici d'arte... Sono troppe queste rimembranze che mi assalgono, donandomi quella strana sensazione che ti solleva gli zigomi e ti incurva le labbra. Quindi dedico questo intervento a tutte quelle persone che mi hanno dato tanto, anche inconsapevolmente, e a cui spero di aver lasciato, almeno minimamente, una parte di me. Vi ringrazio infinitamente per tutto quello che mi avete permesso di vivere insieme a voi. E ora concludo augurando a tutti voi un Buon Natale e uno Spettacolare Anno Nuovo ricco di emozioni!

                                                                                  Sinceramente vostro,

                                                          Stefano

P.S.

Non contateci troppo che sia così smielato da farvi una sviolinata simile per una seconda volta!!! :p

14 November

Brano tratto da "Undici Minuti" di Paulo Coelho

"Poi ha aperto un libro e si è messo a leggere:

   Un tempo per nascere, un tempo per morire.

   Un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta.

   Un tempo per uccidere, un tempo per guarire.

   Un tempo per distruggere, un tempo per costruire.

   Un tempo per piangere, un tempo per ridere.

   Un tempo per gemere, un tempo per ballare.

   Un tempo per scagliare pietre, un tempo per raccogliere sassi.

   Un tempo per abbracciare, un tempo per separarsi.

   Un tempo per cercare, un tempo per perdere.

   Un tempo per conservare, un tempo per gettare via.

   Un tempo per strappare, un tempo per ricucire.

   Un tempo per tacere, un tempo per parlare.

   Un tempo per amare, un tempo per odiare.

   Un tempo per la guerra, un tempo per la pace.

Suonava come un congedo. Ma era il più bello che avrei mai potuto desiderare nella mia vita.”

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20 September

"Le mie Realtà"

                 "Le mie Realtà" (di Adam Crusoe)

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Ero ancora molto giovane quando compresi il vuoto incolmabile della mia esistenza. Non ho mai avuto qualcosa o qualcuno per cui lottare, un ideale in cui credere, ma solo la mia vita per cui vivere. Sono sempre vissuto con la speranza, o forse il desiderio, che qualcosa cambiasse portando con sé uno sconvolgimento, che potesse scuotermi dalla mia naturale inerzia, che mi pervade da quando sono nato. Vista dall’esterno la mia esistenza è stata tutt’altro che noiosa, tanto che le persone con cui entrai in contatto mi ritenevano  fortunato. Non sono solito esternare la mia vera natura interiore, ma mostro invece un volto di ragazzo sempre sorridente e spesso spensierato. Il mio corpo ride, ma il mio cuore piange. La verità è che non credo di saper amare e, di conseguenza, odiare. Tutto ciò che mi è concesso è andare avanti, e vivere. Aspetto. Aspetto il mio fine e, in mancanza di esso, la mia fine. Forse però mi è dato fare qualcosa, e questo qualcosa è ciò che mi distingue da un qualunque utensile e, più in generale, da ciò che non vive. Io sogno. Non “sogno” nel senso di “desidero” o “sogno mentre dormo”. Io sogno nel senso che “vivo”. Io vivo il sogno. Mentre passeggio, mentre studio e in ogni momento della mia giornata sono circondato da loro; dai miei sogni. Vedo esseri che mi chiamano, che mi vogliono e, probabilmente, a cui importa la mia vita, perché ad essa sono indissolubilmente legati. Se io morissi loro svanirebbero. E’ per questo che vivo; per mantenere il mio mondo. In molti lo chiamano Fantasia. Io lo chiamo Realtà. Senza la mia Realtà per me non esisterebbe alcuna vita, perché insopportabile. Ma non esiste solo la mia Realtà, in quanto, a volte, vedo qualcosa, o qualcuno, che non ne appartiene. Si introducono con prepotenza, con forza, e mi feriscono, mi fanno male dentro. Mi manca il respiro e il cuore si comprime. I miei sensi si affinano e alla vista si accompagna l’udito. Li sento. Parlano, ridono, cantano e urlano. Poi si aggiunge l’olfatto; odori forti e penetranti, che mi invadono fino al mio interno, luogo dove niente e nessuno ha il permesso di entrare. Infine arriva il tatto. Soffro. Piango. Urlo. La presenza di quegli esseri mi disturba, e mi sconvolge. Muoio.

 

Rimane vivido in me il ricordo di una di queste esperienze. Mi trovavo comodamente sdraiato sul mio letto in compagnia dei particolari personaggi del mio mondo, quando giunse a me una voce emanante un suono gutturale inframmezzato da profondi respiri. Quei suoni confusi assunsero i toni di lamenti che mi trapanavano i timpani, perforando la mie barriere. Poi udii una parola; aiuto. Mi ritrovai nel mezzo di una folla in una piazza polverosa. Faceva caldo, eppure tremavo. Un urlo, straziante pianto di fanciullo. Seguii gli sguardi delle persone che mi circondavano e lo vidi. Nel mezzo della piazza, su un palchetto di legno c’era lui. Lo riconobbi dal pianto. I suoi occhi mi trafiggevano l’anima. Stava sopra un cumulo di ciocchi di legno e legato ad un palo dello stesso materiale. Era un rogo. E lui era solo un bambino. Piangeva. I suoi occhi mi chiamavano, mi ferivano. Da essi sgorgavano copiose le lacrime. Non potevo muovermi. Poi mi vide. I suoi occhi umidi si posarono sui miei. Un profondo brivido mi pervase e un feroce vuoto mi attanagliò. Piangevo. Le lacrime scorrevano interminabili dai miei occhi. Piangevo e soffrivo. Quel giovane bambino dai capelli del colore del grano maturo, con la pelle candida come il calcare e quelle guance con lo stesso rosa dei fiori di pesco! E poi vidi il giallo. Poi il rosso. Era il fuoco che prendeva forza e il bambino fu invaso da esso. Ora non piangeva più, non urlava. Eppure si contorceva, ma dalle sue labbra non più suono prendeva forma. L’odore di carne bruciata mi investì in pieno. Piangevo, ma non potevo dare le spalle a tale dolore. Guardai e alla fine non lo vidi più. Solo il fuoco davanti a me. L’incantesimo si ruppe e potei nuovamente muovermi. Mi voltai. Un uomo dalla folta barba grigia e con in testa un cappuccio sorrideva. Anzi sogghignava. Sogghignava al termine di una vita. La fine di una creatura. Poi il nulla. Tutto scomparve. Stavo osservando il bianco soffitto della mia stanza. Mi toccai il viso; piangevo. Nel cuore due occhi umidi e un ghigno.

 

Disprezzavo quell’uomo, eppure lo ammiravo. Come faceva ad avere così poco rispetto per la vita? Sentivo che un nuovo sentimento si faceva strada in me, ma non capivo cosa fosse. Ero confuso, traumatizzato. Quel mondo mi aveva violentato. Aveva violato i confini che avevo posto a protezione della mia Realtà. Nessuno poteva introdursi in essa e, addirittura, sottrarmela. In ogni momento e in ogni dove, potevo sempre contare sul rifugio rappresentato dal mio mondo. In quella piazza non ho potuto. Il mio mondo, che avevo sempre considerato una certezza, non era quindi invulnerabile. Esisteva la possibilità che potesse avere una fine. Mi sentivo fragile, e nudo. Nei giorni seguenti mi comportai come se nulla fosse successo. Fortunatamente avevo le mie creature pronte a consolarmi e a sostenermi. Ma per la prima volta una verità sconvolgente mi si parò davanti: ero solo. Così presi a rifugiarmi il più possibile nella mia Realtà, tanto che il più delle volte ero in più posti contemporaneamente; magari al pub con i miei compagni e nello stesso istante in un castello medievale accompagnato da un’incantevole dama o su un prato sopra una verdeggiante collina circondato da simpatici folletti. Passavano così le mie giornate fino a che non credetti di essermi immaginato il bambino, il fuoco e anche l’uomo. Poteva essere stato un momento di debolezza. In ogni modo doveva trattarsi sicuramente di un episodio isolato. Vissi in questa convinzione ancora per un po’. Fu allora che tutto crollò per la seconda volta.

 

Caddi. Caddi a lungo, e senza fermarmi. Vidi una donna. Era bella e maestosa nelle sue forme nude. Una lunga chioma le accarezzava le spalle. Tra noi c’era un lago. Mi guardava e io la desideravo. Cominciò a camminare verso di me, e , inevitabilmente, verso il lago. L’acqua calma si increspava al contatto con il suo corpo. Piccoli cerchi concentrici partivano da lei. L’acqua le arrivava alle ginocchia. Era troppo bella; camminando, muoveva con innaturale grazia le linee del suo corpo. Il lago abbracciava ora il ventre della giovane. Poi la mia attenzione fu attirata da un inusuale avvenimento: l’acqua diventava rossa al contatto con la pelle della mia dea. Fu allora che mi resi conto che il resto del mondo era in bianco e nero. Il paesaggio, il lago e perfino la donna. Era tutto incolore. Solo il rosso che si espandeva intorno alle sinuose curve di quella meravigliosa creatura. L’acqua aveva ormai avvolto i suoi seni e le giungeva al collo. Cominciai ad aver paura. Il rosso mi incuteva timore. La fanciulla alzò le braccia con le mani a coppa, come per trattenere l’acqua rossa che contenevano. Il liquido fuoriusciva da quei perfetti contenitori per atterrare nuovamente nel lago. La sua densità mi colpì come un pugno in faccia. Era più corposo dell’acqua. Era sangue. E sommergeva quasi interamente la ragazza. Ormai sotto i suoi occhi tutto era scomparso. Invocai con tutta la forza di cui disponevo la mia Realtà, ma non successe nulla. Ero impotente davanti a quello spettacolo. L’ultima ciocca di capelli si immerse. Poi la calma. Niente si muoveva, il lago era nuovamente immacolato. Solo la superficie rossa denunciava l’accaduto. Finalmente tornai in me. Ero seduto davanti alla mia scrivania, con lo sguardo fisso su un enorme libro scolastico.

 

La cosa si ripeté, ma non tentai più di illudermi del fatto che quei mondi non fossero reali. Lo erano quanto il mio, se non di più. Cominciai a convivere con i miei incubi alla stregua di come facevo con i miei sogni. Da un certo momento li considerai addirittura incursioni in altri mondi. In quei posti tanto lontani dal mio corpo imparavo ed accettavo la sofferenza ed il dolore che mi erano imposti. Capii che un mondo, per essere completo, necessitava di una parte amara, di una malinconica, di una terribile e di una spaventosa tanto quanto delle sensazioni di sicurezza, calore, affetto e dolcezza con cui ero cresciuto, accompagnato dai miei sogni. Se volevo veramente apprezzare una cosa “bella”, dovevo prima conoscere quella “brutta”. Così vivevo non più in un mondo ideale, ma in molteplici mondi ricchi di sensazioni più intense. La consapevolezza di essere solo in quei mondi cominciò a prendere forma. Purtroppo non esisteva nessuno come me in quei mondi fuggevoli. Erano pieni di esseri di ogni forma e carattere, ma sentivo ugualmente che nessuno di essi potesse comprendermi appieno.  In più mi sentivo impotente di fronte al fatto che gli incubi potevano prendermi a loro piacimento, ma io non potevo raggiungerli spontaneamente. Dovevo prendere provvedimenti e ribellarmi al moto della corrente che mi stava trascinando; dovevo lottare. Da qui ha inizio la mia vera storia. Il cambiamento era avvenuto, ero stato sconvolto. Reagivo. Non mi bastava più fuggire. Finalmente Vivevo.

 

Credo fu proprio questa presa di coscienza a modificare la mia condizione. Lo capii solo nel seguente incubo. Questa volta fui trasportato in un bosco. Davanti a me una pila di cadaveri maleodoranti, a prima vista morti da qualche giorno. Vedere quelle vite spezzate non suscitò in me alcuna reazione. Ormai ero abituato ad atrocità ben peggiori. Poi sentii un debole lamento e notai un movimento; il braccio di una donna si muoveva. Corsi in soccorso di quel flebile segnale di vita. Mi ero sbagliato. Non era la donna ad essersi mossa, ma solo il suo braccio. Nascosto dall’arto, giaceva un neonato che non possedeva più neanche la forza necessaria per emettere un qualunque suono. Aveva dato le sue ultime energie in cambio della remota speranza che qualcuno lo notasse; era stato fortunato. Lo presi in braccio. Emanava odore di decomposizione, era denutrito e stava sull’orlo del baratro che lo avrebbe trascinato nel buio eterno, la morte. Dovevo salvarlo. Solo allora mi resi conto del fatto che potevo muovermi; mi ero conquistato una parziale vittoria su quei mondi, su quella sofferenza. Mi sentii in qualche modo rincuorato da questa scoperta, anche se solo per un istante. Non era ancora il momento di rilassarsi. Se volevo veramente vincere dovevo salvare la creatura stretta fra le mie braccia. Mi precipitai in una feroce corsa in cerca di acqua, la prima fonte della vita. I rami laceravano il mio corpo nell’impeto di quella fuga dalla morte. Soffrivo, ma non potevo esitare. Giunsi infine in una radura attraversata da un ruscello. L’infante respirava faticosamente e aveva la febbre alta. Gli inumidii le labbra. Lo costrinsi a bere, goccia a goccia, la limpida acqua che raccoglievo da quel piccolo corso. Mi resi conto di non poterlo più aiutare. Non avevo gli strumenti necessari per nutrirlo e curarlo. Fui colto da un infinito senso di impotenza. Cominciai a chiamarlo, a scuoterlo con la speranza che desse qualche segno di ripresa. Il tono della mia voce andò crescendo fino ad esplodere in un urlo di rabbia. Rabbia per la mia condizione. Mi accasciai, facendo attenzione alla piccola creatura che sostenevo. Irruppi in un inconsolabile pianto. Scese la notte. Piansi a lungo, non so per quanto tempo esattamente. Finalmente alzai gli occhi e la vista, annebbiata dal pianto, mi mostrò una figura umana seminascosta nella boscaglia. Fece un passo verso di me. Non ero l’unico essere umano che piangeva in quel mondo. La flebile luce lunare accarezzava dolcemente quella donna dal volto rigato di lacrime. Era una bella donna: il suo volto era incorniciato da un intrigo di riccioli che le scendevano delicatamente fino ai seni. Si avvicinò ancora. Un lungo vestito bianco era il suo unico indumento. Mi era di fronte. Si chinò e con la sua mano mi sfiorò una guancia. Ci guardavamo, uniti dalle medesime emozioni. Ci baciammo. Un lungo bacio in cui compresi appieno il suo cuore dolorante. Mi guardò ancora e accolse il neonato tra i suoi seni. La vidi tornare da dove era venuta e scomparire lentamente tra la vegetazione. Ora però portava con sé un grande fardello: portava una vita. L’incubo terminò.

 

Esaminai cosa avevo appreso in questa nuova esperienza. Non so se quel bambino era sopravvissuto, ma ciò non cambiava l’apparente possibilità di interagire con quei mondi e, forse, di cambiarne il corso degli eventi. Questo episodio mostrava anche la presenza di sentimenti quali la pietà e la compassione in posti tanto lontani dalla mia Realtà. Non avrei mai potuto ritenere falsi i sentimenti di quella donna, trasmessi a me tramite quel bacio. Bastava rievocare il ricordo della fanciulla perché mi si stringesse il cuore. Nella mia Realtà diedi forma alle mie emozioni con i processi della creazione. La donna della radura mi comparve dinnanzi, eppure non era lei. Era solo una sua immagine, priva della particolare energia da lei emanata. La accarezzai, la denudai, forse alla ricerca di un qualcosa che mi permettesse di riconoscerla. La baciai e la toccai in ogni parte della perfetta geografia di quel corpo, fino ai punti più proibiti dal senso del pudore. Un forte moto di disprezzo nacque in me; non era lei. La picchiai, la maltrattai e, per la prima volta, distrussi una mia creatura. L’avevo uccisa. Rievocando questi ricordi, la cicatrice che attraversa il mio cuore ancora mi duole. Piango al solo pensiero di quella donna e dei profondi cambiamenti che portò nella mia vita.

 

Avevo ucciso; e avevo pianto. Ma le lacrime non bastano mai se bisogna lavare via colpe quali la mia. E se mettessi la parola fine alla mia inutile esistenza? Ormai non voglio più avvicinarmi alla mia Realtà, voglio solo scappare, andare lontano, dove neanche le mie creature possano raggiungermi. Le vedo: mi inseguono, mi puntano il dito contro, mi guardano. Non una parola esce dalle loro bocche, forse perchè non esistono parole che possano anche lontanamente esprimere il dolore e l'odio per quell'uomo che uccise una loro sorella.

Uccidere… cosa vuol dire uccidere? Se si tratta di togliere la vita ad un corpo, io l’ho uccisa. L’unica consolazione che potevo avere è la certezza della mancanza di un’anima in quel corpo. Si trattava sicuramente di un involucro spoglio di ogni umanità. Avevo comunque perso. Ero stato rifiutato non solo dal mondo che mi era stato dato a disposizione dalla mia nascita, ma anche dalla Realtà che io stesso mi creai. La mia battaglia contro la vita si esaurì.

 

Un’ultima lacrima si mescola con l’inchiostro nero. Mentre leggerete queste righe, chissà, magari avrò finalmente trovato un mondo che mi ha accettato per quello che sono: una piccola insignificante vita di un sognatore.

17 September

"A Fairy Tale"

                                        “A Fairy Tale”

(di Adam Crusoe)

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Era lì, posata delicatamente sul palmo della mia mano. Si nutriva della mia linfa vitale. Le sue minuscole labbra sfioravano il piccolo taglio che mi ero appena auto-inflitto. Il mio sangue sgorgando le colava dalla bocca, bagnandole il collo e impregnandolo di quel rosso acceso che colpiva gli occhi. Era soddisfatta mentre beveva con avidità dal mio dolore. Quella tenera creatura, descritta tanto soavemente nei libri di favole per bambini, emanava crudeltà. Ma era una crudeltà affascinante. Infine saziata, la fata alzò il viso e diresse i suoi grandi occhi scuri per incontrare i miei. Mi sorrise. Scuotendo le sue sottili e vanescenti ali si sollevò dalla mia carne e si allontanò fino a scomparire nel buio da cui era venuta.Mi issai da terra. Riacquistai una posizione eretta e osservai le mie forme nude riflesse sullo specchio della mia stanza, illuminata da una fievole candela. Le mie carni erano martoriate; il mio corpo ricoperto da cicatrici che riportavano alla mente i miei precedenti incontri con quelle creature. Non ricordavo quando tutto questo ebbe inizio. La mia dimenticanza era probabilmente causata dalle catene della memoria ormai corrose da questo sangue maledetto. Ogni passo in avanti verso il mondo delle fate, rendeva quest altro ancora più etereo. Erano pochi i ricordi che riuscivo a mantenere. Riuscivo a malapena a provvedere ai miei bisogni vitali. Mi muovevo come uno spettro in questo mondo; nessuno sembrava notarmi tra gli esseri umani, così indaffarati nell’inseguire quella strana cosa che chiamavano tempo. Credevo di essere stato anch’io così per un po’. Poi scoprii degli esseri che mi dedicavano la loro attenzione e mi donavano quei pochi intensi istanti in cambio del mio misero sangue. Gli incontri divennero sempre più assidui e frequenti, arrivando a desiderare quei magici istanti ogni notte. Non mi importava del mio corpo e del dolore provocato da quella lama ormai riposta cautamente nel cassetto vicino al mio giaciglio. La notte seguente sarebbe stata l’ultima volta che riuscivo a incrociare i due mondi. Quella notte il dolore provocato dalla carne che si apriva per far fluire il dolce liquido rosso non mi raggiungeva. La fata non tardò ad apparire, ma quella volta non era sola. Mi ritrovai circondato da creature fantastiche. Dovevo nutrirle se volevo che rimanessero con me. Si posarono su ogni brandello della mia nudità. Mi ritrovai il corpo vestito di nuove sfumature. Quegli esseri seguivano i miei movimenti. Cominciai a danzare, mentre quella veste magica iniziava a tingersi di cremisi. Danzai, danzai, e ancora danzai, fino a quando non vidi più nulla se non le fate che bevevano dalla mia essenza. Le gambe non riuscirono più a reggere il peso del mio corpo; mi ritrovai a terra circondato da quelle creature sorridenti. Mi guardavano, grate per l’abbondante pasto. Non riuscivo a pensare più a nulla. Mi rendevo conto che mi stavo dimenticando una cosa importante; il mio respiro cessò. I loro denti aguzzi, arrossati dal mio sangue procuravano calore al mio cuore. Fu l’ultima cosa che avrei percepito. Ancora oggi mi chiedo come sarebbe stato se quella notte non avessi seguito le fate nell’oscurità da dove le vedevo apparire.
14 September

Il tempo scorre e le cose cambiano

Salve a tutti! Ho pensato che dopo tutto a2839questo tempo il mio blog necessitasse proprio di una rimodernata... Ho rivisto un po' lo stile della grafica e aggiunto un bel po' di foto. Purtroppo avrei voluto suddividere ulteriormente gli album, in quanto pochi e stracarichi (quindi molto scomodi e poco pratici), ma mi sono trovato impossibilitato a farlo a causa di mancanza di tempo. Mi sono comunque ripromesso di farlo il prima possibile. Spero vivamente che vi piacciano le modifiche che ho riportato. Vi saluto e vi auguro "Tante care cose ragazzuoli!"

21 June

Buona Estate!

Oggi primo giorno d’estate… Le aspettative e le speranze per questa nuova stagione sono ormai cessate. Mi rendo conto che è giunto il momento di agire! Ho deciso che sarà una bella estate… Forse la più bella! In modo che quando da vecchio racconterò aneddoti ai nipotini, potrò raccontare con entusiasmo dell’estate dei miei venti anni. Per il momento però c’è ancora l’università…ma quando finirà questo strazio? Ogni mattina che ho lezione mi prende un blocco allo stomaco e mi frullano in testa cose del tipo “scappa finchè sei in tempo!” o “l’uscita sta a così pochi passi di distanza…” che mi impediscono di seguire una lezione tutta di fila… Quindi in fondo quest’università si riduce a un posto dove intossicarsi tra caffè e sigarette. Dovrebbero proprio chiuderli questi posti così deleteri per la psiche e per il corpo!

Comunque in questi giorni mi sento stranamente pieno d’energie. Figurarsi che non basta neanche la playstation per sfogarle…è un vero evento! Mi sento che potrei iscrivermi ADDIRITTURA ad un torneo di bocce o di scala quaranta!!!(anche se potrebbe essere troppo per il mio povero corpo!)

Fortuna che questa domenica si va al mare a Tor San Lorenzo… Voglio rilassarmi sopra quelle belle siringhe che compongono la spiaggia, abbronzarmi con quei raggi ultravioletti che causano tumori alla pelle, nuotare con quelle grosse pantegane geneticamente modificate che sostituiscono i delfini morti intossicati, e infine tornare felicemente a casa da uomo nuovo!(ci credo visto che mi sarà spuntato come minimo un terzo occhio nuotando in quell’acqua cristallina!)

Ora vi lascio augurando a tutti un’ottima estate e tante care cose…;)

8 June

Un Piccolo Grazie

Finalmente il mio cuore è più leggero. Dopo tanti anni di ipocrisie, falsi sorrisi e sentimenti repressi, il mio cuore è libero. Io sono libero. E’ stata dura, ma ne sono uscito. Ho denudato la mia anima e in quel momento mi sono sentito come violentato. Ma ora pensando alle bugie che non dovrò più dire né a voi, né tanto meno a me stesso, mi sento sollevato, pervaso da una leggerezza che avevo provato troppe poche volte in vita mia. Ora non mi resta che sperare in un futuro ricco di emozioni e sentimenti a me ancora ignoti. La mia scelta l’ho fatta. E so che è quella giusta. Grazie a tutti per essermi stati vicini e presenti in un momento tanto critico, quanto importante, della mia vita. Vi voglio bene e, nonostante io non sappia cosa ci riservi il futuro, di una cosa sono certo: voi tutti resterete tra i miei ricordi più dolci. Grazie.

6 June

Lacrime di un cuore

Lacrime. Lacrime di un cuore. Del mio cuore. Piange. Copiose le lacrime scendono ed annebbiano la mia anima, e con essa, il mio mondo. Questa sofferenza, immenso dolore che credevo di essere incapace di provare, da dove viene? Da dentro. Lo sento. Sento il mio cuore battere e pulsare per la prima volta in vita mia.

 
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